Ci sarebbero casi in cui la Santità non nasce tanto da una Fede irreprensibile, dall’esaltazione mistica, o dalle vertigini della castità e della preghiera – quanto: da riscontrabili disfunzioni della Vista. Al di fuori del gabinetto dell’Oculista, allora, è impossibile comprendere le “Visioni” dei Santi.
Secondo Oliver Sacks, neurologo e scienziato miscredente, «la letteratura religiosa di ogni tempo è ricca di descrizioni di “visioni” in cui sentimenti sublimi e ineffabili sono accompagnati dall’esperienza di una radiosa luminosità (William James, in questo contesto, parla di “fotismo”). Nella grande maggioranza dei casi è impossibile accertare se l’esperienza dei visionari ascetici rappresenti un’estasi isterica o psicotica, sia effetto dell’ebbrezza, o piuttosto una manifestazione epilettica o emicranica. Una straordinaria eccezione è fornita dal caso di Hildegard – da noi: Ildegarda – di Bingen (1098-1180), monaca, e mistica, dotata di eccezionali qualità intellettuali e letterarie».

Soprattutto in due dei codici che lasciò ai posteri – il Liber Scivias e il Liber divinorum operum –, Hildegard registrò mirabili ragguagli dei suoi sublimi “contatti mistici”, e delle “cosmiche rivelazioni” che aveva ricevuto in dono dalle più alte sfere celesti. In questi scritti, la santa, avvertì il lettore: “le visioni che ebbi non le vidi né in sonno né in sogno, né nella follia né con i miei occhi carnali, né con le orecchie della carne né in luoghi nascosti; ma nella veglia, ben desta, e con gli occhi dello spirito e le orecchie interiori, io le percepisco ben chiare allo sguardo e secondo la volontà di Dio”.
La franchezza, la genuinità di questa confessione estatica, sotto la lente esperta del neurologo, diventano l’ammissione di una turba, di una disfunzione. “Un attento esame di questi resoconti e delle loro figure”, sostiene Sacks in L’Uomo che scambiò sua moglie per un cappello, “non lascia dubbi sulla natura delle visioni: erano indiscutibilmente di origine emicranica”.

Vittima inconsapevole di solenni ma inavvertibili mal di testa, la monaca “vide”, per esempio, una grande stella splendente in mezzo a una moltitudine di stelle cadenti. Poi vide trasformarsi quegli astri luminosi in altrettanti tizzoni, e scomparire in un abisso. “Questa è l’interpretazione allegorica di Hildegard”, insiste, spietato, Oliver Sacks; “la nostra, letterale, sarebbe che la monaca registrò uno sciame di fosfeni in transito nel suo campo visivo, cui seguì uno scotoma negativo”.
Sacks dimentica di dirci che Hildegard (1098-1179) è venerata come Santa e Dottore della Chiesa dai cattolici, e che fu considerata Oracolo Vivente dai potenti del suo tempo. Era, probabilmente, un’Emicranica, ma le crisi ripetute cui era soggetta non le impedirono di profetizzare, – quasi l’avesse “vista” – la “Quinta epoca” dell’Umanità. Come rimarca Zolla in quel testo “iperfantastico” che è – per noi – I Mistici dell’Occidente, la santa, ben quattrocento anni prima degli avvenimenti, vaticinò: “nel secolo XVI […] si disintegrerà l’impero e si scaverà uno scisma […]. Il papa cadrà talmente dalla sua antica autorità da potere a malapena conservare sotto la sua tiara Roma e qualche tratto d’attorno… molti uomini torneranno ai costumi degli antichi”. Aveva, insomma, previsto Lutero e il Rinascimento.

Nel Libro delle Opere divine, inoltre, Hildegard riferisce di aver avuto la visione di un “uomo al centro di una ruota”, con le mani e i piedi poggiati sulla circonferenza. “Tale figura vuol significare che nella struttura del mondo quasi al suo centro, é l’uomo”, spiega, ancora, Elémire Zolla. L’immagine prefigura l’uomo di Leonardo, l’uomo dell’epoca moderna.
L’Emicrania, per lei, fu un dono alquanto doloroso ma pur sempre divino, pare di poter dire.

ricevuta in Visione da Hildegard
[dalla Fantaenciclopedia]