Al termine della sua parabola, prima di degenerare in capolavori della commedia come Pane amore e fantasia, il neorealismo scoprì che la sua vera vena (e ispirazione) era fiabesca: anche perché, da sempre, ciò che veramente interessa il popolo è la fiaba, piuttosto che la rappresentazione delle proprie miserie.
Lo stesso Rossellini questo insegnava, nella svolta “narrativa” dopo Stromboli. Anche se, rivolgendosi lui alla piccola e media borghesia, era costretto a trasformare le sue favole in apologhi.
Film come Marito e Moglie (1951), diretto, scritto, e interpretato da Eduardo, rappresentano invece perfettamente questo punto di crisi, di trasformazione. Il neorealismo italiano aveva detto tutto, e gli era rimasto solo il “grottesco” come laboratorio per esperimenti tombali.

La storia è attinta dal racconto “Toine” di Maupassant. Una moglie ritiene che il marito, rimasto paralizzato in un letto a causa di una sincope – dopo una vita troppo allegra, condotta tra bisbocce e bagordi – sia un emerito buono a nulla e mangia a ufo. Allora per renderlo utile all’economia famigliare lo costringe, usando angherie e privazioni, a covare le uova delle sue amate galline. Il realismo infatti, più è popolare e veritiero, più è feroce.
Tina Pica, nel film, offre una prova d’attrice superlativa nella parte di una donna “nata di cattivo umore, sempre scontenta di tutto. Arrabbiata col mondo intero, ma soprattutto col marito”. Perfetta nella sua maschera di “barbagianni arrabbiato”, come la descrive Maupassant. Ma i veri protagonisti della storia diventano presto le masse, il popolo, il villaggio intero. Una sorta di Ottobre, con i pulcini al posto dei Rivoluzionari. Eduardo “incinto”, tra puerpera e gallina. Musica di Nino Rota. Straordinario.
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